lunedì 20 novembre 2017

Krakow, Day 11 (19 Novembre 2017)

'Chi vive, quando vive, non si vede: vive. Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la sta vivendo più: la subisce, la trascina.

Luigi Pirandello

Perché Cracovia? [11] Things Happen 

Ultima domenica in terra polacca. Tra una settimana esatta, ora piú ora meno, saró ad Helsinki per l'inizio di una nuova esperienza lavorativa all'estero. Quest'oggi ho girato brevemente la cittá, visitando specialmente la zona lungo la Vistola. Se soleggiata, questa zona é fantastica perché le piste ciclabili e le zone pedonali consentono di vedere Cracovia da una prospettiva differente, con il Castello di Wawel sullo sfondo. Al pari di EastRock a New Haven, questa parte della cittá risulta essere sempre molto tranquilla e l'ideale per 'farsi gli affari propri', ricetta magica per campare 100 anni, come suggeriscono le nostre bisnonne.
Non c'é che dire, la cittá che fu a lungo anche capitale della Polonia é davvero piacevole e dinamica. A mio avviso abitare in una cittá dinamica é il primo passo per poter costruire qualcosa di positivo. Quando ritornai a Padova, da New Haven, notai come nulla, nulla, fosse cambiato nella cittá veneta nonostante i quasi due anni di assenza: stessi negozi, stesse lamentele, stesse persone, stessi lavori, stesso tutto. Se da un lato una cittá immobile, come lo é la stragrande maggioranza (tutte?) delle cittá italiane fornisce una illusoria sicurezza, dall'altro ci si priva di tutta una serie di opportunitá derivanti da ció cui non si é pensato, ció cui non si é valutato. Accettare sempre il 18 non sempre paga, soprattutto nella maratona.
Vivere un ambiente nel quale 'things happen', traducendo letteralmente dall'inglese, é fondamentale. Vero, non succederanno solo fatti positivi, ma per lo meno si é innanzitutto costretti ad estendere la proprio zona di confort e secondariamente si aprono nuovi orizzonti, sotto forma di opportunitá prima sconosciute.

Vistola in una soleggiata e fredda domenica di metá Novembre.

Dizionario Italiano-Polacco: ripasso!

domenica 19 novembre 2017

Krakow, Day 10 (18 Novembre 2017)

'Dobbiamo abituarci all’idea: ai più importanti bivi della vita, non c’è segnaletica.'

Ernest Hemingway

Perché Cracovia? [10] Attraversare la strada é piú difficile che dimostrare l'ultimo teorema di Fermat 

Sabato uggioso, al solito. La cittá cambia completamente il sabato e la domenica. Fiorde di turisti da mezza Europa raggiungono Cracovia, affollando il centro storico e le vie principali. Certo, nulla se paragonato alla mescolanza di lingue che si incontra in un qualsiasi punto di Manhattan. Una delle differenze che ho notato, giorni festivi esclusi, consiste nel fatto che mentre a Times Square c'é cosí tanto rumore da risultare silezioso, nella piazza del mercato c'é cosí tanto silenzio da risultare rumoroso. 
In uno dei miei primi post avevo scritto di come le strisce pedonali siano non sempre presenti, per usare un eufemismo. Di fatto, al mio decimo giorno qui a Cracovia, la constatazione principale é che ognuno attraversa la strada, zebre o meno, quando gli pare ed ognuno si ferma per far passare, zebre o meno, quando gli pare. Ecco dunque che la delegazione del passo/non passo al semaforo in favore dello sguardo fisso sullo smartphone, che a New Haven vedevo quotidianamente, qui non é assolutamente possibile. Mi piacerebbe spostare qualche mio ex collega a Yale in questo contesto per vederlo alle prese con la lucida follia che si disloca in ogni incrocio della cittá sulla Vistola.



Dizionario Italiano-Polacco: 

  • Strada - Droga (si proprio cosí)
  • Treno - Pociag
  • Bicicletta - Rower
  • Tour - Wycieczka
  • Incrocio - Przejście

venerdì 17 novembre 2017

Krakow, Day 9 (17 Novembre 2017)

'L’uomo si trova al bivio fra due opposti che non sono il male e il bene ma il male e la fede.'

Sören Kierkegaard


Perché Cracovia? [9] Il costo della vita é basso, quasi tutto costa poco, quello che costa tanto costa comunque poco e quello che costa tantissimo non lo comprereste in ogni caso.

Prima giornata senza impegni ufficiali, o meglio, visite in giro per Cracovia. Rimarrebbe da visitare la Fabbrica di Schindler, ma per quella c'é ancora tempo; in quanto alla scampagnata a Zakopane, sará per la prossima volta.
Senza aver impostato alcuna sveglia, volevo dormire, ecco che alle 8 ero sveglio. Alle 9 sono andato a fare colazione al Camelot, ormai luogo di fiducia e consigliato nel caso si opti per la colazione salata e poi tappa al Collegium Maius, dove mi mancava la vista del carillon che ad intervalli di due ore ripropone con tanto di marcia alcuni dei personaggi storici di Cracovia. Ancora una volta, ma sará la mia asocialitá, mi é risultato incomprensibile perché tutti assistessero alla scena attraverso il filtro dello smartphone (o meglio il normalizzatore della realtá, studio in corso), quando su youtube o sul sito dell'Univerisitá Jagiellonina stessa ci sará sicuramente presente un video di qualitá migliore. Appena c'é una scena fuori dall'ordinario, che per la cronaca consiste nel restare perennemente seri e nel proprio mondo, tristi ed apatici, subito tutti a fare foto e video, in modo tale che questo rapido momento di sereno si preservi. Forse non ci si rende conto che in questo modo punto 1 ci si da il messaggio che tutto il resto faccia schifo e punto 2 si perde l'attimo, non ci si diverte piú per quello che sta succedendo ma si cerca di  fotografare/filmare il divertimento, il che mi sembra un ossimoro. Naturalmente é solo il mio parere, una foto di tanto in tanto va bene peró penso che la ragione per la quale si viaggi sia per sentire/vivere i luoghi. Se un viaggio diventa una ricorsa allo scatto, cosa assolutamente vista e rivista a New York, dove l'importante é spuntare attraverso una foto la lista dei luoghi da visitare (Joyce scriverebbe: GCT foto fatto, Empire State Building foto fatto, Fifth Ave. foto fatto, Cattedrale di San Patrizio foto fatto, ...) per poi postare il tutto sui social per bullarsi, a parer mio si puó anche rimanere a casa.
Non so molto sul pane polacco, so che costa pochissimo ed é molto buono. Questa mattina ho scovato vicino casa un panificio gigantesco e, da amante del pane, mi sono trovato come un pesce nell'acqua (un topo nel formaggio calzerebbe meglio ma odio il formaggio). La giornata si é conclusa con una capatina in centro, dove ho finalmente realizzato come Ulica Florianska ed Ulica Grodzka siano le due vie principali colleganti il centro piú dissimili mai viste, il che le rende in un certo qual senso complementari. La prima, colma di McDonalds, KFC e cibo messicano, negozi con prezzi alti non solo per gli autoctoni. Ulica Grodzka piú serena, con centri turisti aventi offerte migliori e locali piú accessibili. A voi decidere chi sia il cigno bianco e chi quello nero. A proposito di etichette, stavo camminando su Ulica Florianska ripensando a queste differenze quando ho adocchiato un localino molto intrigante dove facevano del vin brulé: non ho saputo resistere ed ho scontato la legge di Ulica Florianska. Questa sera ero in vena di ossimori.

Brulé (non economico) nel bar lungo Ulica Florianska.

Leggera quantitá di alcol del suddetto bar. Barilotto di brulé sulla destra.



Dizionario Italiano-Polacco: 

  • Pane - Chleb
  • Scontrino - Pokwitowanie
  • Dolce - Slodki
  • Due - Dwa
  • Uno - Jeden

Krakow, Day 8 (16 Novembre 2017)

Della visita odierna ad Auschwitz-Birkenau ricorderó il freddo.  Era una giornata di metá Novembre, non c'era una nuvola in cielo ed ero coperto fin sopra alla nuca. 
In situazioni come queste qualsiasi commento risulta pleonastico ed il silenzio vale piú di mille parole.

mercoledì 15 novembre 2017

Krakow, Day 7 (15 Novembre 2017)

'C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole.'

Giovanni Pascoli

Perché Cracovia? [7] La stragrande maggioranza del cibo é piú economico dei fast food

Giornata interlocutoria, che nel ciclismo verrebbe definita come tappa di trasferimento. Questa mattina ho setacciato i numerosi centri di informazione per turisti, non per chiedere cartina alla mano dove fosse questa o quella via bensí per organizzare l'escursione piú lunga di questa vacanza: la spedizione ad Auschwitz, che dista da Cracovia 45 km. La stragrande maggioranza delle visite parte da 99 zloty, prezzo che raddoppia se il tour comprende la guida. In una delle via principali della cittá, Ulica Grodzka, l'offerta base scende a 55 zloty, aggiudicato! Partenza domani ore 08.20, non proprio il mio orario abituale. Dato che non usufuiró della guida (in tal caso il prezzo sarebbe lievitato a 119 zloty, con partenza alle piú abordabili 10 del mattino), ho trascorso il pomeriggio in uno dei numerosi locali con internet gratuito per studiare e ripassare argomenti ormai riposti in qualche cassettino sperduto della mia memoria.
Il pomeriggio si é concluso con la comparsa del Sole, il quale rende la passeggiata in centro davvero piacevole non solo perché il panorama muta completamente ma anche perché la temperatura corporea ne beneficia un attimo. Un attimo, ma non troppo; alle 16 la collina di Wawel diventa un ostacolo troppo arduo da abbattere per la nostra stella, una cima Coppa che in questo periodo dell'anno non risulta valicabile.
Una delle notizie piú liete, a 7 giorni dal mio arrivo a Cracovia ed esattamente al giro di boa, é che riesco ad orientarmi con relativa facilitá lungo le vie della cittá. Il risvolto piú piacevole consiste nel poter scoprire ed apprezzare luoghi sino a qualche giorno fa occultati dalla mia focalizzazione mentale, quella che non ci fa notare quando la bionda della nostra serie tv preferita si é tagliata i capelli tra la puntata 2x04 e la 2x05. In una delle vie impronunciabili che porta alla piazza del mercato ho scovato due locali interessanti: il primo prepara una specie di pizza versione polacca, il secondo fa patatine belghe a soli 9 zloty, salsa gratuita. Entrambi i luoghi da provare quanto prima!


Basilica di Santa Maria e seconda metá della piazza del mercato 
Torre del municipio (in parte) e prima metá della piazza del mercato


Dizionario Italiano-Polacco: 

  • Visita - Wizyta
  • Mattino - Rano
  • Notte - Noc
  • Torre - Wieza
  • Chieso - Kosciol



martedì 14 novembre 2017

Krakow, Day 6 (14 Novembre 2017)

'Non abbiamo altra scelta, dobbiamo affrontare le lunghe tenebre di Moria. State in guardia, ci sono cose più antiche e più malvagie degli Orchi, nelle profondità della terra.'

Gandalf da: Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello

Perché Cracovia? [6] Hanno la loro versione delle miniere di Moria.


Prima escursione appena fuori dalla cinta muraria, ora parco, di Cracovia. Oggi mi sono recato nelle miniere di sale di Wieliczka. C'é voluto un pó di tempo per trovare il fantomatico bus 304, che dalla stazione centrale di Cracovia mi avrebbe dovuto portare a Wieliczka. Dopo estenuanti tentativi e due pit-stops nei centri di informazione per turisti sono riuscito ad incrociare l'autobus ed a salire, giusto prima della sua partenza verso Wieliczka. 
Il biglietto si puó benissimo fare sull'autobus, una corsa singola costa meno di 1 euro, pertanto mi metto in coda e faccio con tutta calma il biglietto. Da li a poco assisteró ad un nuovo episodio di: 'Italiani all'estero' ma, ignaro di tutto, mi leggo la guida di ció che mi appresto a visitare. Appena superato il Castello di Wawel sale il controllore e tutti mostrano il biglietto. Tutti, o quasi. Ecco che a metá bus la marcia del controllore si arresta dinnanzi a due giovincelli il cui non inglese non lascia spazio ai dubbi: italiani ... e per di piú senza biglietto. Questi, colti con le dita nella marmellata, cominciano ad inveire contro la macchinetta automatica che non accetta denaro (in italiano), contro il controllore stesso (in italiano) e contro la cifra da sborsare per la corsa (4 zloty = 0.941 euro) . Il controllore non ci capisce nulla, scende alla fermata successiva e se ne va, non so se in giornata ecumenica oppure nauseato dalla vicenda. Posso cambiare cittá quanto mi pare, ma scene del genere ne ho viste a New York come a Los Angeles e a conti fatti perché non dovrebbero verificarsi nel vicinato di Cracovia? Non si tratta semplicemente di 1 biglietto, il fatto é che a noi italiani probabilmente si é sviluppato il carattere genetico del voler inculare, sempre e comunque, indipendentemente dal tornaconto economico, perché inculare fa ... figo. Lo so, le generalizzazioni e le etichette sono sempre errate, ed il mio lavoro non aiuta in tal senso, vivendo di modelli atti a generalizzare, ma il continuo ripetersi di tali scene é snervante e vergognoso, al pari dei fischi che i 70 mila caproni hanno ieri tributato a San Siro all'inno svedese, unico momento visto della partita. Lasciatemelo dire: "Sono contento che siamo fuori dal Mondiale, per quanto conti prender a calci una palla, con una tifoseria ed un presidente della FIGC del genere non siamo in grado di rappresentare nemmeno la Repubblica delle Banane, figuriamoci il meglio del Mondo in un qualsiasi evento il cui fine ultimo consiste nell'unire le persone sotto un unica Bandiera, ben diversa dalle bandiere cui diamo cosí tanta importanza e che per l'appunto sono etichette, generalizzazioni, illusioni."
Veniamo alla gemma di giornata: grazie alla presenza dei sopracitati garibaldini, ho deciso di non entrare nelle miniere con la guida italiana, ma di aspettare 20 minuti ed unirmi al gruppo che avrebbe usufruito della guida in inglese. Il tragitto consiste in una discesa che tocca nel suo minimo -130 metri ed é tutta da gustare ed ascoltare. Il Tomas' group, ossia quello del quale facevo parte, procede silente ed attento per tutta la durata della visita, 90 minuti circa, deliziato dalle storie e dalle battute di Tomas e da statue, cappelle (ancora usate per la messa) e manufatti (ad esempio la rappresentazione dell'Ultima cena di Leonardo) presenti nella miniera. Ogni tanto ci scappa persino qualche assaggio furtivo al sale, purissimo e che Tomas utilizza quotidianamente in cucina, cosí dice. A Wieliczka, differentemente che da Moria, non si estrae Mithril, bensí appunto sale. Lo stesso Tomas ci giura di non avere le autorizzazioni necessarie per accedere ad alcune aree della miniera, invitando i piú appassionati ad iniziare una carriera lavorativa con lui, nella speranza di ottenere come premio l'accesso alle segrete.
Ma il meglio di se Tomas lo regala nella pausa, quando ci racconta che nella prima parte della sua vita era un informatico che lavorava 10 ore al giorno davanti al PC, salvo poi realizzare come la parte principale della sua giornata potesse, e dovesse, essere spesa in qualcosa di diverso ed a contatto con le persone. La vicenda, che ha fatto sorridere i piú, mi ha particolarmente toccato, visto che un ragionamento analogo mi ha accompagnato e mi accompagna almeno da Gennaio. La conclusione cui sono giunto, che poi conclusione non é, é che la soluzione non puó e non deve essere in uno dei due estremi, bensí nel trovare un equilibrio che unisca ad una parte lavorativa soddisfacente una vita sociale (non social, che é il suo opposto, ma questa é una parentesi che mi riservo di aprire semmai in futuro). Questa ovviamente é solo teoria, solo fuffa semplice a parole, difficile nei fatti, specialmente in una societá sempre piú specializzata e che richiede figure specializzate. In medio stat virtus, sebbene non si tratti solo di un medio che riguarda il singolo, ma che consegue da considerazioni riguardanti anche, se non soprattutto, il contesto e la realtá, relativa, dell'ambiente di appartenenza. To be concluded ...
In conclusione, se siete nei paraggi, ricavatevi una mezza giornata per visitare le miniere di sale di Wieliczka, valgono assolutamente il prezzo del biglietto (84 zloty).

Miniere di Sale di Wieliczka
Miniere di Mthril di Moria



Dizionario Italiano-Polacco: 

  • Camera - Komora
  • Prossima fermata - Nastepny przystanek
  • Miniera - Kopalnia
  • Ascensore - Winda
  • Biglietto - Bilet

lunedì 13 novembre 2017

Krakow, Day 5 (13 Novembre 2017)

'Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere.'

Charles Baudelaire

Perché Cracovia? [5] Le super cene sono a portata di tutti.

Ad un'ora e mezza dalla partita che potrebbe sancire la nostra non partecipazione ai Mondiali di calcio, spazio quotidiano al blog, per far passare i minuti d'attesa. Dall'Italia mi giungono commenti sprezzanti, ossia tutti a mettere giá le mani avanti in caso di mancata qualificazione, tipico di una nazione sempre piú interessata ad incolpare qualcuno il giorno dopo piuttosto che risolvere le situazioni nel presente. 
A proposito di presente, oggi ha diluviato tutto il giorno, il che mi ha costretto, si fa per dire, a prendermi una giornata di vacanza nella vacanza. In sintesi ho fatto una breve escursione in centro, per poi fare un minimo di spesa in uno dei supermercati vicino casa. Premesso che passare dai supermercati americani a quelli polacchi é uno shock, non solo per la diversificazione dei prodotti ma soprattutto per i prezzi, devo ringraziare la breve parentesi italiana per aver in qualche modo fatto da ponte tra queste due completamente differenti concezioni del cibo e ... di alcol. Dietro al bancone della casse dove si paga, bhé, c'é talmente tanto alcol e talmente a buon mercato da poter far ubriacare la nazione intera, mai vista una cosa del genere.
Oggi ho testato sul campo le conseguenze derivanti dall'incontrare quelli che alle elementari ci vengono introdotti come falsi amici. Cena, in polacco, significa prezzo. Ecco dunque che l'etichetta Super Cena, che accompagna qui e li qualche prodotto, puó essere fonte di confusione, dato il mio livello ridicolo di polacco, la durata di questa esperienza e la conoscenza di usi e costumi polacchi. Ad ogni modo tutto risolto, per me questa sera Super Cena al quadrato, sperando che non mi vada di traverso durante la partita.

Super Cena a base di croissant.

domenica 12 novembre 2017

Krakow, Day 4 (12 Novembre 2017)

'Gli errori fatali della vita non sono dovuti all’irragionevolezza di un uomo: un momento irragionevole può essere il migliore. Sono dovuti alla parte razionale di un uomo.'

Oscal Wilde

Perché Cracovia? [4] Sono puntuali.

Questa prima domenica polacca ha svelato un retroscena interessante sulla cittá del drago. Ci sono infatti due Cracovia, completamente agli antipodi a seconda delle condizioni meteo. Oggi, per la prima volta dal mio arrivo, il pomeriggio é stato soleggiato e sia il centro storico che la zona sulla Vistola ne hanno ampiamente beneficiato, anche perché il Sole tramonta prima delle 16.
Questa mattina mi sono invece recato nel quartiere ebraico, Kazimierz, pieno di sinagoghe e chiese; non la mia tazza di te'. Ci sarei dovuto andare ieri sera, dove mi dicono che ci sia addirittura piú movimento rispetto che a Rynek Glowny, ma all'ultimo ho ripiegato su un concerto di musica classica. Da un pó di tempo a questa parte ho sviluppato una qual certa antipatia per i piani; non trovo nulla di piú egoistico che avere dei piani. In questo senso non posso non essere completamente in sintonia con quanto dice il Joker in Batmam. 
Grazie al tempo trascorso a New Haven, ho sviluppato una qual certa indifferenza verso le figure da pagliaccio che periodicamente gli italiani fanno all'estero, rendendo il tricolore etichetta spesso non semplice da togliere quando ci si relaziona con datori di lavoro o colleghi stranieri (forse indifferenza é un termine troppo ottimistico). Ieri purtroppo un nuovo capitolo di questa infinita saga é stato scritto. Il concerto cui ho partecipato, iniziato in orario perfetto e piacevolissimo all'ascolto (Bach e Vivaldi i principali compositori proposti), si é concluso da qualche centesimo di secondo, quando ecco che l'esponente maschio italico prende il proscenio alzandosi sbeffeggiante mentre il pubblico applaude la Crakow Chamber Orchestra, fa a sua volta un inchino gridando: "GRAZIE, GRAZIE" ed abbandona rumorosamente la sala, ignaro del fatto che ancora un pezzo deve essere eseguito. Nessuno, nessuno ride, tranne un'altra coppia di italiani presenti all'evento. In questi frangenti mi viene sempre in mente l'endecasillabo con il quale Virgilio liquida gli ignavi: "Non ragioniam di lor, ma guarda e passa." ma purtroppo ancora non riesco a fare mio questo insegnamento che se seguito allungherebbe la vita di qualche anno a parecchie persone.
Ad ogni modo il primo quarto di questa vacanza se ne é andato ed é tempo di allargare gli orizzonti: mi attendono ancora numerosi visite, tra le quali quella ad Auschwitz, alle Miniere di Sale ed alla Fabbrica di Schindler. Mi piacerebbe anche andare a Zakopane, dove sembra che sia giá pieno inverno. Dato che tra 20 giorni saró il Lapponia forse farei meglio a godermi del sano freddo autunnale qui a Cracovia.

Folla in Piazza per la Festa di Indipendenza
Vistola al tramonto

Dizionario Italiano-Polacco: 
  • Cena - Prezzo
  • Tirare - Ciagnac
  • Spingere - Pchnięcie
  • Entrata - Wejście
  • Uscita - Wyjście
Gli ultimi due vocaboli segnalano la fine del Modulo 1: se si fan giusti questi allora si é a cavallo (kon).

sabato 11 novembre 2017

Krakow, Day 3 (11 Novembre 2017)

'La vera caratteristica della libertà è l'indipendenza, mantenuta con la forza.'

Voltaire

Perché Cracovia? [3] Hanno una festa di Indipendenza e sanno cosa festeggiano.

Cracovia é la cittá delle chiese, normale che per orientarsi serva un rapporto intimo con l'Altissimo, rapporto che personalmente latita da tempo. Oggi finalmente sono riuscito a non perdermi nel tragitto che va dal Wawel, sede del castello reale, alla piazza del mercato. Prossima meta, forse giá questa sera, il quartiere ebraico Kazimierz, dove giovani e diversamente giovani trascorrono la parte che conta del weekend. 
Ogni tanto nel corso di queste due settimane riporró nell'armadietto la cartina per barricarmi in uno dei numerosi café con wi-fi al fine di terminare di organizzare quello che andró a fare nei prossimi due anni. Sicuramente tra i luoghi candidati a vedermi spesso vi é la scoperta odierna, il Massolit Books & Café. Questo gioiellino che ricorda molto i café parigini si trova infatti esattamente dall'altra parte della strada rispetto all'appartamento nel quale mi trovo per questo soggiorno.
Tornando alla giornata di ripasso odierna, il centro mi compariva colmo di bandiere polacche ed un valido motivo c'era: oggi si festeggia la festa dell'Indipendenza polacca: 11 Novembre 1918. Ció spiega anche l'incredibile affluenza nelle Chiese cui ho assistito stamattina, specialmente nella cattedrale di Wawel, dove parecchie persone hanno assistito alla messa dall'esterno.
Stasera, sia nella piazza del mercato che nel quartiere ebraico, la festa é assicurata, il che spiega perché sto scrivendo il post odierno al tramonto.

Vistola (Wisla), osservato da Wawel, sede del castello Reale.
Fedeli alla Cattedrale di Wawel


Dizionario Italiano-Polacco: 
  • Per favore - Prosze
  • Buono - Dobrze
  • Ciao, mi chiamo ... - Czesc, nazywam sie ...
  • Acqua - Woda
  • Farmacia - Apteca

venerdì 10 novembre 2017

Krakow, Day 2 (10 Novembre 2017)

'Il Castello ha molti ingressi. Ora è in voga l’uno, e tutti passano di lì, ora l’altro, e il primo è disertato. Secondo quali regole avvengano questi cambiamenti non s’è ancora potuto scoprire.'

Franz Kafka

Perché Cracovia? [2] Hanno un castello reale


Se non ci si perde regolarmente, si scopre che Cracovia non é poi cosí vasta. Una volta visitata la parte nord, quella del mercato, la parte sud conduce al castello reale, sede del Re sino a quando quest'ultimo decise di muovere la Corte a Varsavia. É qui che oggi mi sono recato, al castello reale e soprattutto nei pressi del drago e della sua tana, che ad intervalli regolari spaventa ignori passanti sputando fuoco. Ieri sono stato incompleto, come al solito: la fifth avenue non consiste solo nella Ulica Florianska, ma pure della sua speculare, che parte dal castello e viene denominata Ulica Grodzka. All'inizio di ogni via, avvenenti polacche invitano grandi e piccini ad entrare nei rispettivi night clubs, che sia mezzogiorno o le cinque di pomeriggio. Nemmeno su hollywood boulevard avevo notato cosí tanta insistenza. Le due vie di cui sopra sono le piú trafficate, e la piazza del mercato che le unisce convoglia la maggioranza delle persone. 
Terminata la palla (cul)turale, ecco che se vi piace perdervi, appena passato il centro potete imbattervi in una sorta di piazza dove ci sono degli stands di cibo culturale polacco, simili a quelli ospitati a Prato della Valle a maggio, ossia la mega luganega con patate e crauti. Istruzioni per l'uso: non reggo la colazione e il pranzo assieme, data la mole della colazione; ne segue che, siccome oggi ho fatto colazione saltando il pranzo, intorno alle 5 di pomeriggio la fame inizia a farsi sentire e questo posto appena fuori dal centro rischia di diventare, come questa sera, il crocevia per un inizio serata da condividere con chi, come me, prova questo senso di vuoto improvviso allo stomaco. Tuttavia per gli autoctoni ció sembra non importare, le 4.30/5 sono un orario piú che consono per la cena.
Domani ripasso generale sul centro e forse esplorazione del quartiere ebraico, poi da lí carta dei bar e via ai viaggi di istruzione: miniere del sale, Zakopane ed Auschwitz.

Castello Reale.
Il Drago sputa fuoco che ad intervalli casuali spaventa la folla intenta a fare selfie (geniale). 


Dizionario Italiano-Polacco: 
  • jajecznice - uova strapazzate
  • szyunka - prosciutto
  • caffé - kawa
  • Kantor - cambio valute
  • strefa - zona
quest'ultima fa particolarmente ridere, nel mio dialetto 'strefa' significa disattenta.

giovedì 9 novembre 2017

Krakow, Day 1 (9 Novembre 2017)

‘La mia armatura è di ferro. Nessuna lama può trafiggermi. I miei denti sono spade.I miei artigli sono lance. Le mie ali sono un uragano.’

SMAUG da Lo Hobbit. La desolazione di Smaug

Perché Cracovia? [1] Hanno ucciso un drago

Sveglia di buon mattino, anche troppo, e presa contatto con il centro storico di Cracovia. La città si sveglia relativamente tardi, diciamo non prima delle 9, e con essa i bar. Oggi la mia scelta é caduta sul bar Camelot (non dopo essermi perso quella decina di volte) e su una colazione uovo e pancetta (vedi foto) che fa a cornate con il cappuccino e cornetto nostrano.
Ricaricate le batterie e preso contatto con il mondo, ecco che nel giro di 5 minuti rinuncio a consultare la mappa per orientarmi. Le vie di Cracovia sono tutte simili tra di loro (vedi foto) e pertanto nei primi giorni sperimenterò una nuova tecnica di orientamento, formalmente definita ‘girare a cazzo’, tanto son qua due settimane che mi frega di perdermi.
Prime non secondarie differenze col bel paese: non ci sono strisce pedonali, qua per le zebre é troppo freddo, e per i pochi esemplari rimasti l’accompagnamento con il semaforo é pressoché inesistente. Quasi tutti parlano inglese, oltre al polacco, e meno male. Al Camelot avevo notato dei liquori ma le nove del mattino mi imponevano prudenza. ‘Passa a mezzogiorno’ mi é stato risposto, e col freddo che fa in città non avevano tutti i torti. Son ritornato stasera verso le 10 ed in effetti il liquore non é stato male.
Veniamo al sodo, ossia ai draghetti onnipresenti da comprare come souvenir: la leggenda narra di come, per sconfiggere un drago, un calzolaio della città abbia offerto all’animale in  pasto una pecora ricoperta di pece, pepe e zolfo. L’animale, per sconfiggere la sete, pare si sia scolato la Vistola, scoppiando.
Take-away di giornata: la via principale, la fifth avenue di Cracovia, sembra essere Ulica Florianska, ed il primo mattone verso l’orientamento é messo.

Dizionario Italiano-Polacco: 
  • Colazione - Sniadanie
  • Uscita - Wjiscie
  • Via - Ulica
  • Buongiorno - Dzien Dobri
  • Prego - Prosze
Prima colazione al Camelot Cafe.
Per fortuna che c'é la paperella é segnare il cammino.



Krakow, Day 0 (8 Novembre 2017)


‘Sì, tutto potrebbe iniziare così, qui, in questo modo, una maniera un po' pesante e lenta, nel luogo neutro che appartiene a tutti e a nessuno, dove la gente s'incontra quasi senza vedersi, in cui la vita dell'edificio si riprende, lontana e regolare.’

GEORGES PEREC, La vita. Istruzioni per l’uso

Perché Cracovia? Giá, perché Cracovia? Me lo hanno chiesto in molti e l’unica risposta che so dare al momento é: ‘Perché no Cracovia?’. 
Sono appena sceso dall’aereo e tutto ciò che ho fatto é stato prendere il bus 252 per checkinnare (evviva gli anglicismi, siamo internazionali no?) nella mia stanza a due passi dal centro. La città mi é parsa subito molto organizzata, pulita ed oserei azzardare conservatrice, ma é presto per dirlo. Nel tragitto che ho fatto assieme ai miei 48 kg di pesi, tra valigie e zaino (con i quali trascorreró gran parte di questo Novembre), ho incontrato tra gli altri tre persone: Michael (non si scriverá così ma vabbé), il quale mi ha aiutato a fare il biglietto del bus, con istruzioni rigorosamente in polacco (lingua della quale ignoro tutto, vedi sotto per la nuova rubrica: ‘Costruisci il tuo dizionario Italiano-Polacco in 14 giorni’), per arrivare in centro. Un gentile signore diversamente giovane ma che ha subito notato la mia carenza, anzi assenza di orientamento, il quale mi ha fatto strada dalla fermata del bus alla prossimità dell’appartamento che occuperó per le prossime due settimane. Rafal, il ragazzo che mi ospita, che é venuto a sincerarci che fosse tutto in ordine, riempiendomi di consigli turistici, gastronomici e soprattutto alcolici su Cracovia. No, non sono piú in Italia, il cui ultimo titolo di coda é stato il solito applauso fatto al pilota al momento dell’atterraggio in terra polacca, abitudine dura a morire, come tutto nel nostro Paese tranne i vecchi che lo governano, od almeno fingono di farlo. 
Da domani si comincia, 14 giorni per rispondere ad una domanda semplice attraverso delle risposte ancora piú semplici, munito di cartina e guida turistica che mi riprometto di iniziare a leggere.

Dizionario Italiano-Polacco:
  • Si - Tak
  • No - Nie
  • Bagagli - Bagaz
  • Grazie - qualcosa di strano che non ho ancora capito
  • Ciao - Czesk
Umberto Simola

lunedì 1 febbraio 2016

Senza Schengen Calais sarebbe in Italia



Abbattare le barriere abbattute. Potremmo riassumere con questo ossimoro assurdo quello di cui si parla in questi giorni in tutta Europa. La vittima sacrificale è il trattato di Schengen che tutti, dalla destra più interessata alla massa meno informata, vedono come grande alleato dell'ondata umana proveniente dal nord e centro Africa e dai paesi del Medio Oriente, in fuga dall'Isis e dalla guerra civile siriana che infiammano da anni quelle zone.

L'idea che viene portata avanti è che sia la mancanza di frontiere a permettere l'entrata di centinaia di migliaia di profughi in Europa, dimenticandosi che il 90% dei migranti che entrano in Europa dall'Italia lo faccia via mare e che quindi Schengen valga molto poco nel caso specifico.
Eh si, perché se un clandestino sbarca a Lapedusa con il sogno di raggiungere la Germania o l'Inghilterra ciò che lo trattiene in Italia, più di tutto, sono le assurde leggi italiane sull'argomento (vedi Bossi-Fini).

Sulle motivazioni per cui questi scappino, sul perché ci sia un clima di terrore in tutti quei paesi, su come sia nato il terrorismo e sullo schifo lasciato da anni di guerre e oscenità fatte dai paesi Nato ci sarebbe molto da discutere ma penso che possa essere argomento per un ulteriore post sul tema.

Quello su cui vorrei porre l'attenzione è che se veramente si abolisse Schengen uno dei paesi più danneggiati sarebbe proprio il nostro: immaginate che la marea umana di disperati che sbarca nel sud d'Italia trovasse bloccate tutte le uscite verso il nord, cosa succederebbe? Esattamente quello che sta succedendo a Calais, ovvero un blocco fisico del flusso e l'inizio di accampamenti incivili e inumani lungo tutto l'arco alpino, dalla Liguria al Friuli. Migliaia di persone bloccate senza poter avanzare o tornare indietro. 

Un assaggio di cosa succederebbe lo abbiamo avuto a Ventimiglia quest'estate quando la Francia ha deciso di respingere un gruppo (limitato) di profughi provenienti dall'Italia. Scene orribili che speriamo non debbano ripetersi.

Questo breve pensiero dovrebbe far riflettere sulle politiche portate avanti da partiti come la Lega che da un lato vorrebbe "liberare" le città dagli stranieri e dall'altro muove mari e monti per bloccarne il più possibile sul territorio nazionale. 

Per risolvere una crisi così profonda non servono "slogan e distintivo" e sarebbe bello che, soprattutto nella cabina elettorale, tutti si ricordassero che anni di queste idiozie non hanno portato a nulla ma, anzi, hanno solo accuito il problema.

sabato 28 settembre 2013

Il Paese ostaggio



Massimo Giannini nel suo commento post annuncio delle dimissioni dei ministri del Pdl dice che "si sperava in un dialogo [...] invece Berlusconi preferisce affondare, e come sempre vuole affondare portando con se il paese". L'ex Ministro Gelmini, su Rai 3, dice che le dimissioni erano nell'aria da diverso tempo e, successivamente, riattacca il disco rotto della giustizia politicizzata anti Berlusconi. Ora, senza dilungarsi troppo sui mille aspetti che metterebbero in ridicolo le affermazioni dell'onorevole Gelmini, come ad esempio l'uso politico della giustizia fatto da Berlusconi per eliminare avversari e personaggi scomodi, vorrei analizzare la situazione "dall'alto". Il problema vero dell'avere i mezzi d'informazione schierati o semplicemente interessati allo scontro di basso livello è che non il cardine della discussione, il punto chiave viene confuso in una nebbia di "finocchi in parlamento", di "proteste delle sostenitrici di Berlusconi", di "liti da salotto tv". La verità in tutto ciò è che uno dei paesi più importanti d'Europa e del mondo, sta attraversando una crisi profonda e di difficile soluzione in tempi brevi; e lo fa con il fardello di un ricatto costante da parte di Berlusconi a causa delle sue vicende giuridiche.

Il paese è di fatto ostaggio di Silvio Berlusconi. Non esiste precedente nel mondo occidentale di una situazione simile. Quando si parla di aumento dell'Iva (punto sul quale il Pdl cercherà di far leva nei prossimi giorni per spiegare la crisi di governo) o di Imu ricordatevi sempre di cosa si sta discutendo: "il governo va avanti se si riforma la giustizia/se si concede la grazie/se si fa un'amnistia che possa giovare a Silvio Berlusconi". 

Di per se, purtroppo, la cosa non sarebbe così grave (nel senso che sappiamo benissimo di chi si componga l'entourage del Pdl) ma la cosa davvero schifosa è il servilismo e la vigliaccheria di chi dovrebbe arginare questa situazione e questi deliri. Sentire Napolitano che "prende in considerazione di concedere l'amnistia" è una cosa che getta nello sconforto e che infanga il nome, l'onore e la storia della Repubblica Italiana. Solo prendere in considerazione una eventualità simile fa capire come tutta la classe politica italiana abbia il terrore di Berlusconi e preferisca assoggettarcisi incondizionatamente piuttosto che sfidarlo apertamente.

Le dimissioni dei ministri del Pdl arriva, tra l'altro, all'indomani del viaggio del Premier Letta negli Stati Uniti dove era andato per convincere gli investitori d'oltreoceano a portare i propri capitali in un Paese dalla ritrovata stabilità. Questo conferma una volta di più quanto interessi a Berlusconi delle sorti della nazione. Concluderei, dato che lo stato di sudditanza del Paese nei confronti dell'imprenditore Berlusconi assomiglia a quello imposto ad un prigioniero e che la posta in gioco è talmente alta da assomigliare a quella in ballo durante una guerra, con un brano preso dalla Convenzione di Ginevra:

"Il prigioniero di guerra non è legato ai suoi carcerieri da alcun dovere di fedeltà, ma anzi, come soldato, è spesso vincolato al dovere di cercare di combattere per il proprio paese". A questo, spesso, si aggiunge infatti che "E' diritto e dovere di ogni buon soldato architettare e tentare la fuga".  

Fabrizio Ruffini

giovedì 26 settembre 2013

Tutti a bordo per il Mongol Charity Rally 2014!




Il prossimo luglio parte dei realizzatori de "L'Altro Pensiero" assieme ad altri ragazzi provenienti dalle più varie realtà parteciperanno al Mongol Charity Rally 2014. La gara (non competitiva) prevede un viaggio all'insegna dell'avventura con partenza da varie città europee e con destinazione la capitale della Mongolia Ulan-Bator.

Oltre a rappresentare una grande impresa personale, questo rally permette a giovani di tutto il mondo di portare il loro contributo alle popolazioni del paese centro-asiatico con donazioni di beni di conforto e soprattutto del veicolo utilizzato per il viaggio che viene messo all'asta una volta giunti a destinazione.

Ma il nostro team farà di più! Il nome scelto è "Spaghetti Eastern", durante il tragitto, che ci vedrà toccare 14 nazioni diverse su un percorso di oltre 11.000 km, approfitteremo delle soste per cucinare degli spaghetti per chiunque vorrà avvicinarsi al furgone per fare due chiacchere e provare la nostra cucina. 

Oggi è solo il giorno degli annunci, quindi non ci dilungheremo nei dettagli che arriveranno nei giorni/mesi futuri. Per ora vi invitiamo a unirvi a noi su Facebook cliccando qui così da avere tutte le news in breve tempo, di seguire il blog e la pagina facebook de "L'Altro Pensiero" e di scriverci per consigli o informazioni! A presto!!!

Fabrizio Ruffini


lunedì 15 luglio 2013

Il sudtirolese che abbatteva i confini




Meno di un mese fa un giovanissimo politico altoatesino guadagnava le prime pagine dei giornali nazionali italiani per alcuni pesanti e infelici giudizi espressi nei confronti dei tedeschi. Lo scandalo per questo diciannovenne commissario del Popolo della Libertà durò giusto il tempo delle successive, ma ben contestualizzate, pubbliche scuse e la questione morì come era nata. Con molta delusione notai che in tutta questa vicenda non era stato fatto neanche un accenno ad Alexander Langer, un politico suditirolese che aveva pagato in prima persona il proprio tentativo di conciliare un dialogo tra italiani e tedeschi nel Trentino Alto Adige.

Il rifiuto dell'etnia. Quello di Alexander Langer è un nome che non salta fuori spesso nella contemporaneità, essendo sparito dalle cronache nel 1995, anno della sua morte. Nato a Vipiteno in provincia di Bolzano, egli riuscì a trasportare con successo in politica, nella quale fu attivo dalla fine degli anni '70, le proprie idee di convivenza tra gruppi differenti, idee che partivano proprio dalla peculiare situazione altoatesina in cui era cresciuto. Alexander considerava infatti il far parte di una comunità mista essere una risorsa e non una debolezza; e gran parte dei suoi sforzi fu diretta a cercare una via di convivenza pacifica nella diversità: cresciuto in una famiglia di lingua tedesca, ma educato fin dall'asilo negli ambienti italiani, era del resto era una testimonianza vivente che questo era possibile. Nel clima tesissimo delle rivalità tra gruppi tedeschi e italiani del Trentino Alto Adige della fine del secolo scorso, dove le bombe degli estremisti erano cominciate ad esplodere dalla metà degli anni '50, la posizione conciliatrice di Langer rappresentava una novità coraggiosa. Quando, in occasione dei due censimenti della popolazione del 1981 e del 1991, la Repubblica Italiana chiese ai propri cittadini risiedenti in quella regione di esprimere la propria appartenenza etnico-linguistica (ladina, tedesca o italiana), Langer si rifiutò di firmare un modulo volto a rafforzare le divisioni e le separazioni, pagando caro questo gesto. La sua carriera di insegnante fu temporaneamente interrotta e, nel 1995, la sua candidatura a sindaco di Bolzano venne respinta a causa di quella firma mancante. Pacifista convinto, si adoperò con parecchie energie ed iniziative per una fine pulita del conflitto Yugoslavo, del quale poteva comprendere meglio di altri le ragioni e le menzogne, ma il moltiplicarsi di molte sconfitte e di altrettante delusioni lo spinsero al suicidio all'età di 49 anni.

Una natura improntata al dialogo. La specialità di Alexander Langer era di rifiutare i confini, di violarli, di saltarli, di qualsiasi natura essi fossero. Avendo rigettato prima qualsiasi tipo di schedatura etnica, riuscì a costruire un ponte personale anche tra credenti e non credenti, avvicinandosi al Cattolicesimo (mentre il padre era ebreo) ma rimodellandolo, come ad esempio nell'esprimere il proprio appoggio al movimento abortista. Fortemente attivo sia dentro che fuori dalle istituzioni, critico fin da giovane all'adesione cieca ad un particolare partito politico, come invece succedeva nell'Italia di allora, Alexander rifiutava qualsiasi forma associativa che non fosse “mista” al proprio interno. Conscio che i confini, di qualsiasi natura essi fossero (religiosi, politici, etnici, linguistici, ecc.. ), non costituiscono affatto validi strumenti di orientamento perché falsano la realtà e la sua complessità, relegandola in forme semplici e prefissate, sostenne sempre la ricchezza data dall'inclusione di più culture diverse alla politica. I suoi interlocutori preferiti erano quelli che lui definiva i “disertori” o i “traditori” di una determinata etnia o parte, le persone cioè incapaci di innalzare barriere tra un “noi” e un “loro”.

Il messaggio di “Alex” oggi. In un'Europa come quella di oggi profondamente scossa dalla crisi, il messaggio di Alexander Langer è più che mai attuale. Sotto i colpi dei tagli alla spesa pubblica e della disoccupazione, troppe persone hanno trovato rifugio nella chiusura totale a tutto ciò che può diventare un pericoloso concorrente nella corsa alle scarse risorse disponibili. Sotto diverse forme sta riprendendo forza e vigore quel germe che Alex definiva come “la forma istituzionalizzata e collettiva di egoismo”, ovvero il nazionalismo. Esistono poi ancora forti tensioni ovunque tra gruppi differenti che coabitano gli stessi spazi: a Cipro tra greci e turchi, nel Belgio tra fiamminghi e valloni, negli Stati dei Balcani (tra i quali la Croazia ha appena fatto il suo ingresso nell'U.E) le questioni si sono (non) risolte con una separazione forzata della Yugoslavia, e infine in tutti quei Paesi dove una forte immigrazione ha rimodellato spesso la visione dell'identità collettiva in senso fortemente esclusivista. 

Non penso si possa trovare collante migliore per questa Europa che cade a pezzi del messaggio di Alex, un messaggio del resto molto semplice, ma non per questo banale. E la forza di questa mite visione stava proprio, allora, nella biografia stessa di Alex, la cui vita era stata spesa a saltare ogni barriera imposta. Fa dunque profonda tristezza vedere che alcune nuove generazioni crescono sorde a questa eco proprio in quella terra mista dove Langer era cresciuto e che aveva costituito il punto di partenza di tutta la sua riflessione.

Gabriele Proverbio

domenica 16 giugno 2013

Diretta video 24/24 dalle strade di Istanbul


sabato 27 aprile 2013

Moby Prince, 22 anni di nebbia italiana





22 anni dopo la strage nel porto di Livorno nessuna sentenza ha individuato un colpevole,  ma il dibattito sui troppi punti oscuri della vicenda resta aperto. Oggi un nuovo filone d’inchiesta voluto dai figli del comandante del Moby Prince e un film cercano di riaccendere il dibattito sulla più grave sciagura marittima italiana dalla fine della seconda guerra mondiale.

Esistono due tipi di cronaca nera: quella nera come la morte e quella nera come l’oscurità. Ci sono poi quelle tragedie che riescono persino a legare questi due tipi di buio. Quella del Moby Prince è una delle tante storie italiane che a leggerle sembra di scorrere il copione di un film spionaggio, uno di quei film in cui chi sa tace e chi non sa, per quanti sforzi faccia, non riesce mai a scoprire la verità.

Le sentenze dei vari processi sul disastro del traghetto della Moby tenutisi dal ’95 ad oggi non hanno mai individuato alcun errore umano nell’accaduto ed ogni speranza di fare luce sugli episodi di nebbia ad navem, di testimoni scomparsi e di tracce radar secretate sembrerebbe doversi spegnere per sempre. D’obbligo il condizionale perché una nuova commissione d’inchiesta fatta avviare dai famigliari delle vittime, con i figli del comandante Ugo Chessa i testa, potrebbe portare ad una nuova verità dopo tante bugie e depistaggi.

Il Moby Prince era un traghetto che la notte del 10 aprile del 1991 lasciò il porto di Livorno in direzione di quello di Olbia ma che, quando ancora non era uscito dalle acque del porto toscano speronò una petroliera, l’Agip Abruzzo, conficcandosi nella cisterna numero sette di quest’ultima e trasformandosi, così, in un inferno di fiamme e lamiere roventi che portò ad una morte orribile 140 delle 141 persone a bordo.

Gli interrogativi su cosa accade realmente quella notte nelle acque scure del porto di Livorno sono ancora troppi: si deve ancora capire, ad esempio, perché nella quasi totalità delle testimonianze raccolte si parli di cielo limpido e visibilità ottimale, mentre nelle carte del processo si insista a citare una fantomatica nebbia che sembra avvolgesse solo la petroliera e non le altre imbarcazioni. Bisogna poi spiegare l’incomprensibile ritardo dei soccorsi che, nonostante la breve distanza tra il porto ed il punto in cui le due navi entrarono in collisione, non raggiunsero il luogo dell’incidente se non dopo alcune ore, tanto da non individuare nemmeno il Moby Prince che nel frattempo, a motori ancora funzionanti e timone bloccato, aveva preso il largo disegnando un infernale girandola di fuoco.

Affiancato al porto di Livorno, inoltre, si trova Camp Darby, una base americana che in quei giorni era impegnata nelle operazioni di stoccaggio delle armi che tornavano dall’Iraq dove si era conclusa la prima guerra del Golfo. Gli armamenti arrivavano in porto attraverso delle navi civili militarizzate, quindi, sotto diretto controllo dell’esercito statunitense. Le tracce dei radar della base e le immagini satellitari, però, non esistono, o meglio non possono essere utilizzate perché secretate.
Nel 2009 i figli del comandante Chessa hanno fatto richiesta ufficiale al presidente Obama perché rendesse pubblici questi dati che sicuramente potrebbero aiutare a comprendere meglio ciò che accadde in porto quella notte, ma ad oggi non è pervenuta alcuna risposta.

Ad aggiungere mistero al mistero arriva, poi, il caso di Fabio Piselli, un esperto in investigazioni, che durante un’indagine all’ambasciata americana di Roma scoprì per caso alcuni fatti interessanti utili al processo Moby Prince. L’uomo venne aggredito da quattro persone incappucciate e chiuso in una macchina alla quale dettero fuoco. Piselli riuscì miracolosamente a salvarsi e sarà a disposizione dei legali delle vittime per proseguire la nuova inchiesta.

Il momento storico-politico in cui si inscrive la tragedia del Moby Prince è particolarmente complesso ed è forse anche per questo che la verità resta lontana: il muro di Berlino era caduto da pochi anni e i Balcani erano oramai sull’orlo della guerra fratricida. l’Italia, dal canto suo, era scossa dalle stragi di mafia, guerra in Somalia e segreti di stato. La strage di Ustica era ancora un grande punto di domanda e lo sarebbe presto diventato anche l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi, morta inseguendo un traffico d’armi che, proprio dal porto di Livorno, arrivava a Mogadiscio.

Oggi, nell’anno del ventiduesimo anniversario della strage, un film-documentario del giovane regista fiorentino Manfredi Lucibello ripercorre i fatti cercando di riaccendere il dibattito sulla più grave sciagura marittima italiana dalla fine del secondo conflitto mondiale. Il titolo del film è “Centoquaranta – La strage dimenticata” ed uscirà a giugno. La realizzazione della pellicola ha fatto emergere, tra gli altri, l’ennesimo mistero sulla vicenda del Moby Prince; Lucibello ha infatti denunciato al Corriere della Sera che «Il tribunale di Livorno non ha più le registrazioni audio del processo sulla Moby Prince, quelle che valgono a livello legale. Esistono le trascrizioni delle testimonianze ma non le registrazioni audio. Abbiamo fatto due richieste tramite avvocato per ottenerle, non ci hanno mai ufficialmente risposto ma ci hanno fatto capire che non ci sono. Scomparse».

Infine, proprio nel giorno dell’anniversario della tragedia, il neo eletto presidente del Senato Pietro Grasso ha dichiarato: «Il ricordo di quella tragedia è ancora vivo e indelebile in tutti noi […] come cittadino e come presidente del senato, rinnovo la mia vicinanza e il mio affetto alle famiglie colpite, esprimendo il mio più profondo cordoglio per quanti persero la vita in quell’incidente. Le istituzioni e la società civile hanno il dovere di rimanere al fianco di chi è stato colpito da questo tragico evento facendo chiarezza su quanto avvenuto». Grasso ha inoltre annunciato l’apertura di una commissione d’inchiesta sulle stragi misteriose e ancora irrisolte che hanno martoriato il nostro paese.

Fabrizio Ruffini

venerdì 26 aprile 2013

Eccidio di Pozza ed Umito




In occasione del 28° anniversario della liberazione (in ritardo a dire il vero) vi proponiamo il racconto di uno dei tanti eccidi nazi-fascisti avvenuti in Italia e dimenticati dalla storia nazionale. Parlare di questi tragici avvenimenti, ricordare e tramandare le storie è l'unico modo per non rendere vane le tante morti del passato avvenute per il nostro futuro. W la resistenza!
Nella seconda guerra mondiale sui Monti della Laga Partigiani Italiani e Slavi danno vita ad una Resistenza contro l'invasore Tedesco che culmina con l'eccidio di Pozza ed Umito nell'inverno del 1944.
Dopo l’8 settembre 1943, furono aperti i campi di concentramento, soldati slavi e montenegrini, si rifugiavano sulle montagne di Umito e di Pozza. Proprio in quelle località si stavano già raggruppando i partigiani. 
Il capo della banda dei partigiani rifugiati a Pozza e Umito era il capitano dei Carabinieri Ettore Bianco. Agli slavi e montenegrini si erano aggiunti due inglesi e un americano. Questi furono aiutati dalle donne: erano  per lo più madri fidanzate sorelle di soldati italiani sperduti per il mondo.L’invernata del 43-44 fu terribile e il 16 marzo 1944 lassù a Pozza, i partigiani avevano organizzato regolari turni di guardia, con gli uomini all’erta nei punti strategici. C’era tanta neve in giro si pensava perciò che con quel tempo non si potesse arrischiare nessuno a salire sulla montagna. Invece, fu organizzata la spedizione composta in gran parte da tedeschi. 
A mezzanotte, da Acquasanta, partirono tedeschi e fascisti divisi in tre colonne per accerchiare Pozza ed Umito. Piombarono sulla località nel silenzio quando  la gente dormiva. Morirono dodici partigiani italiani, diciassette slavi, due inglesi, un americano, venti tedeschi. I tedeschi sistemarono i loro morti in un deposito e lo fecero saltare. Si portarono via solo il corpo del comandate, legato a un trono di albero, insieme ai prigionieri. Quando i tedeschi furono costretti alla ritirata per l’avanzata degli alleati, in Acquasanta avvennero episodi di violenza conseguenti a tutto quello che era successo.

Fonte: Associazione "La terra delle meraviglie"

sabato 30 marzo 2013

Bandiera bianca la vogliamo? NO!





La peggiore generazione uscita dal Pci gestisce la peggiore pseudo-sinistra di sempre, dal crollo del muro e soprattutto dalla discesa in campo di Berlusconi è stata fatta una demonizzazione assurda di tutti i valori della sinistra "estrema" da parte del centro-destra che unita al massacro del mondo dell'istruzione ha abbassato la media di ragionamento generale fino al livello "Bar Sport". 

Perché chi si definisce di sinistra deve sempre cercare di assomigliare il più possibile all'immagine accettabile di sinistra proposta dalla destra invece che portare avanti le proprie idee con coraggio? Come pensano di attirare a sé le persone (soprattutto i giovani) distaccandosi sempre dai simboli classici della sinistra che (piaccia o no) fanno presa sulla gente? Passano il tempo a rassicurare sul fatto che non hanno più nulla a che fare con i simboli del passato, a "non farsi chiamare compagni" e a sbraitare risposte oscene a domande oscene nei talk show politici non capendo di fare perfettamente il gioco prima di Berlusconi e poi di Grillo. Oltre ovviamente a far spaccare internamente un soggetto politico come il PD nel quale si ritrovano più versioni della stessa parte politica.

Possibile che non vediate che chi sbraita contro le "terribili ideologie" è proprio chi fonda il proprio strapotere proprio sulle ideologie? Chi, come Berlusconi, scende in piazza per tenere un discorso citando: le toghe rosse, la costituzione da cambiare, i marò e i comunisti in mezzo ad un oceano di "libertà" ripetuto per tutta la durata del comizio non crea forse un'ideologia? Per non parlare poi di chi lo sostiene da anni mischiando ai precetti appena citati la religione cattolica, i valori della famiglia e compagnia cantante.
Quando poi la parola va al PD i valori fondanti della sinistra vengono tocchicciati, sfiorati delicatamente o totalmente omessi. 

La politica non dovrebbe essere una partita di calcio nella quale schierarsi con un colore di maglia o con l'altro, però negli ultimi vent'anni è stata portata a questo, allora fatevi furbi, smettetela di auto-flagellarvi che il venerdì santo è passato e invece che smacchiare giaguari tingete un po' più vermiglia quella bandiera.

Fabrizio Ruffini